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Aggiornamento: 21 feb 2021


Quando si crea una coppia e ancora di più, quando il rapporto viene suggellato da un atto rituale come il matrimonio, è abitudine scambiarsi dei voti. Ovvero ci si dice quali sono le ragioni di unione, i propositi e gli obiettivi in modo che facciano da stella polare per la coppia.

Quello che succede dopo, in molti casi, è che la quotidianità con le sue preoccupazioni prende il sopravvento e i propositi di comunione vengono dimenticati.

Prevalgono quindi quegli elementi che hanno a che vedere con la sussistenza, la sopravvivenza, come il lavoro, la carriera, la casa, il mutuo. Etc… Questi sono tutti legami, ovvero legano i due a una sorta di impegno contrattuale o do ut des. Per esempio l’uomo si occupa di portare a casa la pagnotta e la donna gestisce la casa e i figli. Questo è lo schema più classico anche se la modernità ha scombinato queste dinamiche e molto spesso può avvenire anche il contrario. Oppure sul piatto della bilancia ci sono altri elementi come la pura gratificazione sessuale, il supporto morale, etc… Io soddisfo il tuo bisogno emotivo e tu realizzi la mia necessità di riconoscimento, per esempio.

In un primo momento è naturale che all’interno della coppia si crei un rapporto quasi parassitario, dove ci sono pretese e ci si rivolge all’altro per via di un bisogno. Poi se il rapporto è destinato a proseguire avviene una simbiosi, ovvero entrambi apprendono a fare qualcosa per l’altro in modo che entrambi abbiano un vantaggio dalla relazione. Se c’è solo questo tuttavia la relazione diventa sterile e tradisce il proprio proposito creativo. Il significato della coppia a un livello più profondo, è infatti quello di unire due essenze separate in un n-uovo congiunto animico.

E’ quando si sente l’altro anche quando non c’è vicinanza fisica, si rispettano le sue decisioni anche se non vanno nella direzione di soddisfare un bisogno e soprattutto ci si assume la responsabilità di rimanere nella coppia anche quando sono presenti elementi di disturbo o di dolore ai quali vorremmo scappare a gambe levate. Fare tutto questo richiede un lavoro su se stessi che non può limitarsi a essere disponibile per l’altro. Proprio per questo si usa sovente l’espressione matrimonio alchemico o filosofico, perché l’intento della coppia trasforma l’essere di entrambi. Noi possiamo usare anche l’espressione mandala di coppia, se ci riferiamo a uno spazio sacro circolare che continuamente rinnova se stesso.

Come sosteneva Jung, l’inconscio di ogni uomo o donna assume un aspetto complementare relativo al proprio genere di appartenenza. L'uomo si relaziona a un inconscio femminile o anima, la donna a un inconscio maschile o animus. Questa convivenza interiore porta a un anelito di unione che è prima di tutto con la propria controparte interna. C’è un movimento verso l’archetipo dell’androgino, perché così come si è ci si sente incompleti. Nella percezione normale del mondo c’è sempre una separazione tra il soggetto e l’oggetto. Se il soggetto è maschile, il desiderio è di penetrare l’oggetto. Se il soggetto è femminile, il desiderio è di accogliere l’oggetto. IL desiderio parte quindi da una mancanza. La tensione verso l’androgino e l’amore incondizionato, ci parla invece di una trasformazione della percezione. Penetrare con accoglienza. Accogliere con penetrazione. Percepire l’elemento complementare in se stessi porta a uno stato di coscienza pieno, circolare, dove maschile e femminile si fondono in una morbida esplosione creativa.

Nella coppia questa trasformazione della coscienza, significa aprirsi al rischio di perdere tutto, essere disponibili alla possibilità che l’altro non ci corrisponda, non porre aspettative. E nonostante tutto continuare a dare. Il cerchio si chiude e il mandala di coppia diventa uno spazio generativo e creativo, nel momento in cui gli elementi si abbracciano senza possedersi.

Sicuramente il mandala di coppia, il matrimonio alchemico è un ideale verso il quale tendere, una dichiarazione di intenti, una visione congiunta. Ma cos’è la vita senza una visione?

Riccardo Cantone


 
 
 

C’è un motivo per il quale quando facciamo qualcosa che è palesemente contro i nostri principi o viola brutalmente quelle idee di cui ci siamo fatti accaniti sostenitori e strenui difensori, facciamo spallucce, ci scrolliamo di dosso le “emozioni negative” e continuiamo la nostra vita come se niente fosse. Potremmo anche biasimare l’altro per avere causato la nostra reazione accusandolo precisamente di quel peccato di cui siamo l’emblema più lampante. Potremmo avere alti ideali e aspirazioni angeliche, ma nel momento in cui la nostra sicurezza viene minacciata, siamo contentissimi di barattarle per una serena obnubilazione della coscienza.

Questo motivo ha un nome e si chiama “ammortizzatori”. Nell’esoterismo questo termine ha un significato ben specifico e sta ad indicare quei meccanismi psicologici che attutiscono gli urti impedendoci di fatto di andare a pezzi. Così come i respingenti dei vagoni ferroviari mediano lo scontro tra i diversi compartimenti permettendo ai passeggeri di fare un viaggio confortevole e tranquillo, gli ammortizzatori interni permettono alle diverse parti che popolano la nostra psiche di continuare a dormire indisturbate perse nei propri sogni e proiezioni del momento. Come conseguenza le contraddizioni che esprimiamo non causano nessuno shock perché facciamo in modo di non accorgercene e siamo molto abili nel farlo, alcuni di noi dei veri esperti. Il motivo per cui questi meccanismi della mente esistono dentro di noi è per una questione di sopravvivenza. Essi si sono sviluppati in maniera naturale nell’uomo che altrimenti rischierebbe di diventare pazzo per la quantità di contraddizioni interne che lo dominano. Rimorsi, attriti, inquietudini e sensi di colpa non possono essere avvertiti e sentiti tutti insieme e in un solo colpo perché questo causerebbe un crollo verticale della nostra macchina biologica. Freud si riferiva a questo continuo processo interno quando parlava di rimozione, ma Gurdjieff è stato più specifico e ha parlato di “ammortizzare” perché nella realtà dei fatti sarebbe troppo oneroso per l’uomo rimuovere e quindi distruggere ciò che in ogni caso fa parte del suo essere. Risulta quindi più conveniente non sentire, narcotizzare, e questo è il lavoro che fanno gli ammortizzatori. Essi si formano nell’uomo gradualmente e molto spesso vengono assunti per imitazione, prendendo per buone alcune delle parole e degli atteggiamenti che percepiamo nel nostro ambiente.

Soprattutto gli ammortizzatori ci fanno vedere che gli altri sono come noi. Mentono, si contraddicono e si giustificano, ma va tutto bene finché si ha ragione. “Va tutto bene” ma siamo nel bel mezzo di una pandemia, siamo pacifisti però manifestiamo con violenza, vogliamo il bene dell’umanità sempre che non intacchi il nostro conto bancario, ergiamo i principi scientifici a verità assolute quando la scienza ci ha insegnato a dubitare di tutto.

Per quello che ci interessa diventare consapevoli degli ammortizzatori e disinnescarli gradualmente è un bene e ha uno scopo evolutivo. Solo rendendoci conto delle nostre contraddizioni possiamo entrare in contatto con la nostra coscienza che letteralmente significa “sentire insieme tutto quello che ci sta accadendo dentro”. Se lo realizziamo intellettualmente ci rendiamo che conto che “sappiamo di non sapere”, se lo facciamo emotivamente, entriamo in contatto con il nostro vuoto, con la nostra vanità, con le nostre paturnie, con le nostre ossessioni, desideri e voglie rinnegate, e tutto ciò contemporaneamente. Disinnescare gli ammortizzatori causa un subbuglio interno molto forte, è come se tutti gli inquilini del nostro palazzo si mettessero a gridare alle loro finestre. E’ fastidioso e doloroso ma porta al risveglio. Per chi si vuole svegliare, ovvero rendersi conto dello stato ipnotico fatto di bugie e mezze verità in cui si è immersi, è necessario e se fatto con costanza e perseveranza porta a una progressiva disidentificazione dalla propria falsa personalità e ad entrare in contatto sempre di più con la propria essenza.


Riccardo Cantone


Per informazioni sugli incontri individuali scrivici a: loki@mandalarteolistico.com

 
 
 

Aggiornamento: 19 gen 2021




Scrivo questo post per raccontarvi di un bellissimo progetto che ha chiuso il nostro 2020 e aperto l'anno nuovo.


Il progetto è nato in collaborazione con Angela Morgese, esperta di Caviardage e scrittura creativa, che ho avuto la fortuna di conoscere grazie al potere aggregante di Instagram.


Abbiamo lavorato a questo progetto con entusiasmo, stimolate dalla possibilità di unire la scrittura creativa con la geometria e i Mandala. Ci siamo sentite da subito complici e curiose di sperimentare l'effetto creativo di questo mix di parole, forme e colori.


L'idea era di ricercare, riconoscere e costellare delle parole all'interno di un cerchio. Le parole raccolgono le emozioni che viviamo e sulle quali raramente ci soffermiamo con attenzione. Angela, come formatrice leader del metodo Caviardage, si ispira a letture di poesie, scritti di blog, riviste e giornali. A partire da qualcosa che già esiste si estraggono dei frammenti e li si riconfigura, alla ricerca di nuovi significati che siano indizi di quelle emozioni che erano rimaste intrappolate e non viste tra le strette maglie del fluire quotidiano. Così la chiusura di un anno diventa il pretesto per rivedersi, risentirsi e riconoscersi, riprendendo il contatto con il centro di noi stessi.


Lasciarsi prendere della fluidità di scrivere porta alla superficie cosa nascondiamo ma non vogliamo perdere. All'interno del nostro puzzle personale nulla succede per caso: parole pre ritagliate si arricchiscono di un senso molteplice, nuove visioni rinforzano l"io sono" proiettando le esperienze vissute nel futuro. E' qua che entra in gioco il Mandala e la magia della Geometria Sacra. Per fare il salto verso il futuro, le parole e le visioni che si portano dietro hanno bisogno di un contenitore, una "scatola magica" che le raccolga potenziando in un'unica immagine quei desideri, intenzioni e sogni che tanto ci ispirano e che ardentemente aneliamo a materializzare. Creare un Mandala significa infatti aprire un cantiere dentro di noi, dove ci divertiamo a unire punti, tracciare connessioni, intuire forme e alla fine ci sentiamo di potere esclamare con meraviglia: si è proprio questo che voglio!


Con Angela ci siamo divertite a utilizzare diverse forme espressive: musica, poesia, numerologia e pittura sono una fonte inesauribile di ispirazione per dare sfogo a tutta la creatività di cui abbiamo bisogno.


Entrambe siamo molte soddisfatte del risultato di questo esperimento. Partite con l'idea di fare una data, ne abbiamo alla fine realizzate ben tre! Ogni gruppo ha partecipato con interesse, stimolandoci tutte ad aprirci e a connetterci ancora di più, anche se a distanza.


Questo è il motivo per il quale abbiamo creato questo workshop, compattare la nostra energia e dirigerla per poter iniziare al meglio il 2021!


Vi alleghiamo delle fotografie che alcune partecipanti ci hanno inviato per poter condividerle con tutti voi. Credo che guardandole, potrete percepire la carica e la forza delle intenzioni che stanno dietro a questi disegni!


Ok Andreita, direte voi, ma una volta iniziato l'anno e passati i buoni propositi, cosa ce ne facciamo del Mandala dell'anno che verrà?


Bhe, quello che spesso ci viene più difficile: ricordare. Ricordare significa ridare al cuore. Il Mandala sarà un potente raccoglitore e attivatore. Conterrà le parole che vibrano della tua stessa frequenza animica, che sono state scelte da te e per te, che possono motivarti ad andare avanti anche quando ti trovi in difficoltà.


Inoltre ti collegherai alla forza e all'influenza del colore che regola ogni particolare periodo dell'anno, alla saggezza dei numeri che vibrano con te e al potere delle forme della Geometria Sacra.

Potrai considerarlo un angelo guardiano della tua anima, che ci sarà ogni volta che lo cercherai, dandogli uno sguardo veloce o meditandoci profondamente.

Una scatola di luce che brillerà e girerà come la ruota della vita , la ruota del mandala.



Lokiarts.


Lugano 15.01.2021





 
 
 
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